<%@ page contentType="text/html; charset=UTF-8" %> Ordini Dinastici della Real Casa Savoia - Delegazione della Lombardia
Beata Amedeo IX di Savoia




Amedeo nacque il I febbraio 1435 nel castello di Thonon-les-Bains, sulle rive del lago di Ginevra in Alta Savoia, da Anna di Lusignano e dal duca Ludovico I di Savoia, figlio del prmo duca sabaudo Amedeo VIII, antipapa col nome di Felice V e poi riconciliatosi con la Chiesa. Sin da bambino fu promesso in sposo a Jolanda di Valois, figlia del re Carlo VII di Francia, per cementare l'amicizia tra i due paesi. Amedeo crebbe diventando un bel ragazzo, purtroppo soggetto a crisi epilettiche, che egli accetto' quale correzione all'inevitabile adulazione da parte dei cortigiani di suo padre, nonche' come un'opportunita' per sentirsi a piu' stretto contatto con Dio. La partecipazione quotidiana all'Eucaristia e la preghiera personale rappresentarono sempre la sua fonte di forza.
Amedeo e Jolanda si sposarono nel 1452 e la coppia si ritiro' nella relativamente quieta provincia di Brescia, territorio assegnatogli oltre al governatorato del Piemonte. Cio' suscito' le ire di suo fratello Filippo nei suoi confronti, che quasi si preparo' ad attaccare Amedeo, se loro padre non lo avesse arrestato. Nacquero vari figli: Anna, Carlo (Principe di Piemonte), Filiberto I (Duca di Savoia), Bernardo (morto infante), Carlo I (Duca di Savoia), Giacomo Luigi (Conte di Ginevra e di Gex), Maria (contessa di Neucha'tel), Ludovica (venerata come ''beata'') e Gian Claudio (morto ancora in fasce). Tutto sommato questo matrimonio combinato si rivelo' dunque dei piu' felici, poiche' Jolanda si interessava allo stesso tempo delle pratiche religiose e del governo dello stato, alleviando le fatiche del consorte, che cominciava a manifestare i sintomi dell'epilessia.
La malattia e la sua vita decisamente inclinata al trascendente procurarono ad Amedeo numerose difficolta', poiche' piu' volte i suoi stessi fratelli gli si ribellarono contro e piu' volte i nobili sabaudi meditarono di sostituirlo con un erede al trono piu' energico. Infine pero' la bonta' di Amedeo riusci' pacificamente a prevalere sui suoi nemici. Questo non significa comunque che Amedeo non fosse pronto a combattere per una giusta causa: nel 1459, infatti, durante il concilio di Mantova indetto da papa Pio II, il giovane principe fu solerte e fiero fautore di una crociata volta a liberare Costantinopoli, da poco conquistata dai Turchi, e in difesa del Peloponneso. A tal fine recluto' uomini, armi e denaro.
Nel 1464, alla morte del padre, Amedeo IX assunse il governo del ducato di Savoia. Immediatamente raduno' i tre Stati per decidere sulla posizione da tenere nella guerra tra Luigi XI e Carlo il Temerario: l'assemblea, conforme al parere di Amedeo e Jolanda, si pronunzio' favorevole ad appoggiare il re di Francia, senza comunque combattere in campo aperto il duca di Borgogna. In cambio di tale atteggiamento, Luigi XI sostenne il cognato contro Guglielmo VIII di Monferrato e Giangaleazzo Sforza. Anche da quest'ultimo Amedeo venne provocato: alla morte del duca Francesco Sforza, il figlio Giangaleazzo tento' di tornare dalla Francia passando in incognito per la Savoia e venne arrestato. Nonostante Amedeo lo avesse fatto subito rilasciare, munendolo anche di una scorta, Giangaleazzo non gli fu riconoscente, ma addirittura giunse a scindere l'alleanza che suo padre aveva stipulato con il duca sabaudo. Era chiaro che Giangaleazzo puntasse solo ad arrivare allo scontro armato, ma Amedeo per riappacificare i loro rapporti gli concesse in sposa sua sorella Bona. Libero' inoltre suo fratello Filippo, per il quale organizzo' il matrimonio con Margherita di Borgogna, donandogli i territori bresciani e conquistandosi cosi' immancabilmente il suo affetto. Pacifista in politica estera, Amedeo fu un saggio amministratore del suo stato, benvoluto dai sudditi per la sua liberalita' e per l'amore che nutriva per i poveri, concretizzato nell'elargizione di ingenti aiuti. Si narra che, quando un ambasciatore gli domando' se avesse mute di cani e delle razze differenti da quelle del suo padrone, Amedeo mostro' al legato una mensa imbandita sul terrazzo fuori del suo palazzo, alla quale sedevano i poveri e i mendicanti della citta': ''Queste sono le mie mute ed i miei cani da caccia. E' con l'aiuto di questa povera gente che inseguo la virtu' e vado a caccia del regno dei cieli''. L'ambasciatore gli chiese allora quanti secondo lui fossero impostori, approfittatori ed ipocriti, ma Amedeo replico': ''Non li giudico troppo severamente per non essere giudicato severamente da Dio''.
Amedeo fece edificare numerose chiese e monasteri, ad altri foce varie donazioni, tra cui preziosi paramenti per la cattedrale di Vercelli. Nonostante la sua grande generosita', non ebbe alcun problema economico, anzi grazia ad un'oculata amministrazione riusci' anche a saldare i debiti contratti dai suoi predecessori. Il suo stile di vita era estremamente austero, lontano dal concedersi qualsiasi privilegio nonostante la sua precaria salute e proprio per tale motivo fece piuttosto credere di dover digiunare. Con l'aumento della debolezza e l'aggravarsi del male, nel 1469 Amedeo cedette il governo del ducato alla moglie, poiche' il figlio maggiore Carlo, l'unico in eta' di regnare, era morto da poco. I nobili pero' si ribellarono e, alleatisi con i fratelli di Amedeo, lo imprigionarono, finche' non intervenne il cognato, Luigi XI, a liberarlo e a sconfiggere definitivamente la fronda dei signori. Gli ultimi anni della vita di Amedeo IX furono molto penosi per il frequente ripetersi delle crisi dell'epilessia, che egli tuttavia sopporto' ''come una grazia del Signore''. Quando si rese conto di essere ormai prossimo alla morte, affido' i figli all'amata moglie ed alla presenza loro e dei ministri pronuncio' le sue ultime raccomandazioni: ''Siate retti. Amate i poveri e Dio vi garantira' la pace'', nobilissimo testamento spirituale di un ottimo principe. Spiro' a Vercelli il 30 marzo 1472 e le sue spogli furono inumate nell'antica basilica eusebiana, sotto i gradini dell'altare maggiore.
La pieta' popolare non tardo' a proclamarlo santo, soprattutto dinnanzi ai miracoli verificatisi per sua intercessione. Il processo ufficiale di canonizzazione si protrasse invece molto a lungo, sino al 3 marzo 1677, quando papa Innocenzo XI confermo' il culto del Beato Amedeo IX, fissandone la festa al 30 marzo. San Francesco di Sales e San Roberto Bellarmino lo additarono come esempio ai sovrani e furono grandi assertori della sua canonizzazione, provvedimento papale ancora oggi atteso.
Oggi le reliquie del beato riposano nella Cattedrale di Vercelli, piu' precisamente sopra l'altare della grande cappella di destra, simmetricamente a Sant'Eusebio, patrono del Piemonte. Degna collocazione per un sovrano che meriterebbe egli stesso tale titolo, insieme al protovescovo vercellese. Bisogna invece purtroppo deplorare l'assenza quasi totale del Beato Amedeo di Savoia dal calendario della Regione Pastorale Piemontese, non fosse per la memoria facoltativa riservatagli al 28 novembre dalla Diocesi di Pinerolo: il duca soggiorno' infatti a lungo a Pinerolo nela palazzo degli Acaja, ebbe come guida spirituale Bonivardo, prima abate dell'Abbadia Alpina di Santa Maria e poi vescovo di Vercelli, ed il Senato di Pinerolo lo elesse patrono della Valle Chisone. A Torino, capitale sabauda, il Beato Amedeo e' co-titolare della chiesa della Madonna del Carmine, ove e' anche custodita una sua reliquia, ed e' inoltre venerato in particolare nella cattedrale cittadina, nella chiesa di San Filippo, nella cripta di Maria Ausiliatrice e nelle basiliche collinari della Gran Madre e di Superga. Anche un ponte e' dedicato alla sua memoria.
Nella vasta iconografia che lo ritrae, il Beato Amedeo e' facilmente riconoscibile per il collare dell'Ordine dinastico della Santissima Annunziata. Cio' lo rende anche facilmente distinguibile dal Beato Umberto III, conte di Savoia, in quanto l'ordine fu fondato solo nel 1362 dal celebre ''Conte Verde'' Amedeo VI.